IL VENTAGLIO E I SUOI SEGRETI

Un fantastico viaggio alla sua scoperta attraverso la collezione privata di Anna Checcoli

formato - cm 21 x 28

152 pagine a colori

98,00 euro - 130 euro con rilegatura in cartonato

sconto 50% sul prezzo di copertina

codice ISBN 9-788887-057485

Anna Checcoli

PREFAZIONE

Uno degli scopi della ricerca storica è lo studio dei manufatti che costituiscono la cultura materiale, per essa intendendosi l’importanza di un oggetto valutato oltre che per il suo valore artistico anche per quello documentario. In questo contesto si inserisce dunque di diritto il ventaglio, testimone di un passato spesso più lontano di quanto si pensi.
Con questo saggio si vuol dunque sostenere ed approfondire la conoscenza di un mondo che per molto tempo è stato relegato fra le cosiddette “arti minori”, come troppo spesso è accaduto nel campo delle arti decorative ed applicate.
Oggetto di questo libro saranno i ventagli che fanno parte della mia collezione privata (il più antico di essi risale circa al 1675), attraverso i quali tenterò di illustrare al meglio il percorso della moda, della vita e della storia di personaggi celebri ma anche sconosciuti, tuttavia spesso legati da un vincolo eccellente: quello di essere aristocratici.
Come oggi il cellulare riveste un ruolo di status symbol, così allora il ventaglio era manifestazione di ceto sociale: tanto più esso era elevato, quanto più questo piccolo manufatto era prezioso.
Uomini e donne hanno sfoggiato per secoli accessori incredibilmente ricchi nei materiali o curati nei dettagli, tanto da sembrare piccoli giocattoli. Ed in realtà alcuni lo erano davvero, nascondendo curiosi e delicatissimi meccanismi, oppure essendo utilizzati per giochi di società. Altri erano veri e propri gioielli, e ci piace immaginarli agitati nervosamente da nobili dame nascoste dietro alle preziose cortine di qualche carrozza…
La pubblicazione di una raccolta è sicuramente il premio di un lavoro assiduo, costante, faticoso. Il giusto fine di tanti anni di amoroso collezionismo, attività di solito generata da una forte spinta culturale, ma dettata anche da semplice curiosità, per lo meno agli esordi.
Un’amica mi ha chiesto perché si diventi collezionisti, e perché di ventagli… credo che le motivazioni siano molteplici, e che varino secondo le inclinazioni di ciascuno. C’è il collezionismo patologico, una specie di smania di possesso, una nevrosi che mai si placa, fine a se stessa, che fa perdere di vista la vera essenza di ciò che si acquisisce; c’è il collezionismo ispirato alla sete di conoscenza; c’è il collezionismo a fini commerciali, e c’è… l’amore: per la storia, per l’arte, per la vita, per la verità. Guardare un ventaglio per ore, quasi sperando che ti parli, che ti dica tutto di sé, ed ancora studiare seriamente, documentarsi sapendo comparare gli stili con i periodi storici, politici, artistici, letterari, ma anche sognare di esso e con esso… Il ventaglio è la rappresentazione allegorica della vita: si apre, ha un inizio, una curva ascendente, un culmine, una curva discendente, una fine. Si chiude.
Al suo interno può esserci di tutto. Ed in effetti sempre, in esso, è rappresentata la vita in qualche sua manifestazione… E ancora, quante altre cose scopriamo osservandolo minuziosamente con una lente! Firme, date, frasi, macchie, aggiunte, restauri, modifiche… Nessun altro accessorio racchiude in sé tanta completezza. L’amore per l’arte e per il bello hanno accompagnato tutta la mia vita, fin da piccola. Sono diventata collezionista quasi per caso (al momento possiedo circa trecentocinquanta pezzi), ma, riflettendoci, mi sono resa conto che in ogni periodo della mia esistenza è sempre stato presente qualche ventaglio. Essi, per me, rappresentano l’eterno femminino, il mistero.
C’è qualcosa di magico nel loro dischiudersi, nello scoprire i propri decori, la propria essenza, che va molto oltre il valore materiale. Pensare alle mani di coloro che li hanno toccati, alle donne che li hanno posseduti, alla loro storia, alle loro vite, fa sì che io li ami uno per uno, indipendentemente dal loro stato di conservazione, e dall’epoca nella quale sono stati realizzati. Tutto questo per riassumere il mio concetto di collezionismo: una raccolta che si rispetti deve comprendere il pezzo umile, anche banale, o in pessime condizioni, ed il pezzo raro, bello, perfetto, aspirazione di ogni collezionista, ma non unico fine. Parlare della propria raccolta, dunque, non è facile perché è un po’ come scoprire uno degli angoli più profondi, più segreti di se stessi.
Mi asterrò dal riproporre il solito ritornello relativo alle motivazioni che mi hanno portata a desiderare di approfondire lo studio di questo accessorio, fino al punto di creare una raccolta…
Con questo piccolo inciso “polemico” desiderando riferirmi agli abituali quanto scontati aneddoti infantili, popolati di nonne, zie, parenti varie tutte anelanti di iniziarci ad un simil culto… Quale che sia, dunque, il nostro background di collezionisti, vorrei porre di nuovo l’accento sul mio disappunto nello scoprire, dilagante, una vera compulsione all’accumulo, spesso giustificata da una sorta di autoassoluzione.
Personalmente amo i miei ventagli come figli, e mi sembra, nel proteggerli, conservarli e rispettarli, di rendere omaggio imperituro a coloro che li hanno posseduti, che con essi e per essi gioirono e soffrirono. Prediligo gli esemplari che riportano scritte sulle loro parti e sugli astucci, non privilegiando nel mio cuore quelli “nobili”, ma quelli che mi parlano delle emozioni vissute in quel momento, e che mi portano indietro nel tempo, al fianco della persona che in quell’istante scriveva una poesia sulla sua pagina, oppure annotava sull’astuccio l’ora e la data di una luna particolarmente luminosa e piacevole… è un sentimento di grande nostalgia, non facile da gestire, ma che mi fa comprendere il grande privilegio di cui sono onorata.